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Paolovittorio

Paolovittorio”, così si rivolgeva a entrambi Marcello Mastroianni durante le riprese di “Allosanfàn” nel 1974. Perché Vittorio e Paolo Taviani avevano caratteri diversi ma la stessa natura e sul set dirigevano come fossero una sola persona. “Le nostre scelte nella vita e nell’arte coincidono. Anche se abbiamo mogli differenti”, così aveva dichiarato Vittorio in un’intervista al The Guardian in occasione dell’uscita di "Cesare deve morire".

 

Nati a San Miniato a cavallo del 1930, da ragazzini pare che i rapporti non fossero così idilliaci. Quando Paolo raggiunse e superò in altezza il fratello maggiore l’affronto fu tale che “ci auguravamo a vicenda di morire sotto una macchina”. Fu l’esperienza della guerra che determinò un profondo avvicinamento, dando vita a un legame reso indissolubile dall’amore per il cinema. Un sodalizio a cui domenica scorsa al Lido, è stato reso omaggio con oltre dieci minuti di applausi per la versione restaurata di “La notte di San Lorenzo”, pellicola del 1982 proiettata nella sezione Venezia Classici.

 

 

Presente in sala anche Paolo Taviani, accompagnato dalla moglie Lina. “La notte di San Lorenzo è il nostro film più autobiografico – ha dichiarato – quello in cui Vittorio ed io abbiamo messo i nostri ricordi della guerra. La bambina protagonista, che da adulta racconta il film al suo figliolo appena nato, siamo noi”.

 

Resistenza e Grande Guerra: la memoria va subito a “Paisà” che, per i Taviani, fu come un’illuminazione. Era il 1946 e, uscendo dal cinema, capirono che quello era il linguaggio che volevano parlare. Si fecero una promessa: riuscirci entro dieci anni o comprare una pistola e uccidersi. “Non abbiamo mai deciso chi avrebbe dovuto spararsi per primo” disse una volta Vittorio. Come dire, cinema o morte.

 

Il racconto dei Taviani è tuttavia diverso rispetto al lavoro di Rossellini. “Abbiamo capito che potevamo raccontare della Resistenza usando un linguaggio diverso dal neorealismo. Così abbiamo pensato di utilizzare la fiaba con una bambina, permettendoci di andar fuori dal piano della realtà, di approfondirlo con la fantasia, per poi tornare nuovamente a una realtà, a questo punto, arricchita.” spiega Paolo. 

 

Totalmente ambientato nel paese d’origine il film testimonia l’amore per quella terra toscana che sarà al centro di tutta la loro produzione artistica, con lo sguardo rivolto ai paesaggi, al folclore e a quel mondo contadino così intriso di tradizione e autenticità.

 

Importantissima l’attenzione per la musica, sempre co-protagonista col suo significato evocativo di radici comuni e memorie condivise. “Quando ho rivisto il film durante le fasi del restauro, la musica mi è arrivata immediatamente piena e nella sua interezza, come il primo giorno. Ho subito chiamato Nicola per dirglielo.” racconta Paolo a proposito della collaborazione con il maestro Piovani.

 

La proiezione in Laguna dunque ha celebrato un altro capolavoro del cinema italiano riportato al suo originario splendore grazie al grande lavoro di restauro realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia e da Istituto Luce Cinecittà.

 

Un’opera poetica che racconta una tragica notte del 1944 e che è un monito straordinariamente forte e attuale. “Uno mi ha detto: credo che l’immagine più celebre del film, quella del fascista trafitto dalle lance degli antichi greci dovrebbe essere stampata e affissa in tutta Italia, per ricordare a tutti cosa è stato il fascismo e come va combattuto”.

 

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